Pubblicato da: don Alberto ABREU | aprile 18, 2009

19 aprile 2009 – 2ª Domenica di Pasqua. (della Divina Misericordia) ciclo liturgico: anno B

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto; 
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

pasqua-san-nicola
Giovanni 20,19-31 (At 4,32-35  –  Salmo 117  –  1 Gv 5,1-6)

 

19 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».
20 Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
22 Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.
23 A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.
25 Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».
27 Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».
28 Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».
29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
30 Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro.
31 Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Riflessione

La sera dello stesso giorno i discepoli sono nel timore, la paura, ancora sono ancorati nella paura, conseguenza del peccato, nemmeno la notizia di Aria di Magdala li ha liberati dal timore, non basta sapere che Gesù è risuscitato; solo al sua presenza può dare la sicurezza e la gioia in mezzo all’ostilità del mondo.

Il primo giorno, giorno della risurrezione, ebbe inizio la nuova creazione, la presenza di Gesù rompe le catene dell’antica paura, il nascondersi per via della propria nudità (polvere sei e polvere tornerai), resa evidente dal peccato originale (Gn.3,10). E’ venuto il liberatore e salvatore della oppressione. Gesù è risorto ha vinto la morte e si fa presente donando la pace primo dono del risorto, quello che aveva perduto Adamo davanti a Dio. Gesù volle inoltre che l’annuncio della sua vittoria sul mondo infondesse pace ai suoi: “affinché abbiate pace uniti a me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo” (Gv. 16,33).

“I discepoli gioirono al vedere il Signore”, questa è la gioia dell’uomo che è in pace con Dio e con sé stesso, la pace è quella che vince la paura, la pace si fa strada allo splendore della verità.

“E detto questo mostro loro le mani e il costato”. Gesù mostra ai suoi discepoli i segni del suo amore e della sua vittoria. Questo gesto equivale alle parole che rivolse loro quando essi lo abbandonarono.

“Sono io non abbiate paura. Gesù si dà a conoscere loro come colui che dimostra il suo amore fino alla morte; tale era la sua identità in quell’occazione, e tale continua ad essere “Lui che aveva amato i suoi che stavano in mezzo al mondo, dimostrò loro il suo amore fino all’estremo (Gv. 13,1)

I discepoli gioirono al vedere il Signore. L’effetto dell’incontro con Gesù è la gioia, altro segno del risorto, come egli stesso aveva annunciato: “voi vi rattristerete, ma la vostra tristezza si trasformerà in gioia (Gv. 16,20); quando io apparirò fra di voi vi rallegrerete, e la vostra gioia nessuno ve la toglierà (16,22). E’ cominciata la festa della nuova Pasqua, con la gioia della nascita dell’Uomo (16,21), che da inizio alla creazione definitiva.

E detto questo soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. Gesù dando lo Spirito abilita alla missione e la conferisce. Il verbo usato da Gv: soffiò/emise il suo alito, è lo stesso che si trova in (Gn. 2,7) per indicare l’animazione dell’uomo quando Dio gli infonde un alito vitale, con quel soffio l’uomo si trasformò in un essere vivente.

Il progetto creatore conteneva vita (Gv. 1,4); lo Spirito è il principio vitale che realizza questo progetto; la creazione dell’uomo non è completata fino a quando Gesù non glielo infonde, come mostra la frase di Gv. (soffiò). La qualità della vita, propria dell’uomo secondo il disegno di Dio, è la vita definitiva che supera la morte fisica (Gv. 8,51) e che si identifica con la risurrezione che Gesù doveva concedere l’ultimo giorno a coloro che gli avessero dato la loro adesione (Gv. 6,30-40); “l’ultimo giorno”, inaugurato sulla croce (19,30a).

Tommaso non era con loro quando venne Gesù. Gli dicono, “Abbiamo visto il Signore. Ma egli non ci crede vuole vedere i segni della crocifissione per credere. E’ la condizione dell’uomo della storia, di vedere toccare per affermare ciò che va oltre alla sua sensibilità, Gesù in persona otto giorni dopo appare di nuovo con la sua pace e dimostra la sua persona e di toccare i segni della passione come aveva sollecitato otto giorni prima. Gesù proclama beati coloro che pur non avendo visto crederanno nel suo nome. Paolo dirà “Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?.

La benedizione della fede consiste nel fatto che essa ci unisce a Dio, ci indica la vera via di salvezza e ci libera così dall’angoscia del dubbio. La fede rende salda la speranza e, grazie ad essa, ci preserva dalla sfiducia, dalla tristezza, dallo smarrimento. La fede ci avvicina al soprannaturale e ci assicura così l’aiuto divino nei momenti più difficili. La fede ci innalza dalla vita materiale all’esistenza spirituale e ci riempie così di una gioia celeste.
Sulla terra, l’uomo è angosciato dal dubbio, dall’incertezza, dalla disperazione. Ma la fede lo libera da tutto questo. La fede lo rende pacifico e felice. Che cosa dobbiamo temere se Dio è con noi? La fede ci unisce a Dio e stabilisce uno stretto legame con Lui. L’armonia con Dio sboccia, a sua volta, in un accordo con il proprio io, accordo che assicura una vera e propria pace interiore. Per giungere ad essa abbiamo bisogno, oltre che della fede, del pentimento che ci libera dai peccati riscattandoci. Perché è la colpa, il senso di colpa che suscita in noi l’inquietudine, e provoca tormenti spirituali, e ci procura rimorsi: tutto ciò è dovuto ad una coscienza appesantita dai peccati. La colpa non ci lascia in pace. Dice bene il profeta: “Non c’è pace per i malvagi” (Is 48,22). Mentre il salmo ci rassicura: “Grande pace per chi ama la tua legge” (Sal 119,165).

 

 

Festa della Divina Misericordia: 19 Aprile

“E’ importante che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene dalla parola di Dio in questa seconda Domenica di Pasqua, che d’ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di Domenica della Divina Misericordia” (Giovanni Paolo II, 30 aprile 2000).

La festa della Divina Misericordia è la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia.

La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

– “In quel giorno, chi si confesserà e comunicherà conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene” (Q. I, p. 132).

Dunque una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: “la remissione totale delle colpe e pene”.*

Questa grazia è qualcosa di decisamente più grande che l’ indulgenza plenaria. E’ essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate, Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l’ha innalzata al rango di “secondo battesimo”.

*(Come tutti sappiamo, con il sacramento della Confessione ci viene tolta la colpa dei peccati che abbiamo commesso. Tuttavia il peccato ha come conseguenze non solo la colpa, ma anche la “pena”, ossia un privarsi in modo più o meno grave della comunione con Dio. La pena ha bisogno di purificazione, sia in vita che in Purgatorio. Chi dunque si è confessato è senza “colpa” davanti a Dio, ma in lui non è cancellata la “pena” che è stata causata dai suoi peccati. Per quella pena dovrebbe purificarsi con la vita, oppure ottenere un’indulgenza plenaria, o dovrebbe, dopo la sua morte, restare in Purgatorio prima di entrare in Paradiso, Ecco che la persona che si confessa e riceve la Comunione nella domenica della Divina Misericordia, è come un essere innocente, appena uscito dalle acque battesimali. Se morisse in quel momento andrebbe immediatamente in Cielo, perché ha già bruciato tutte le sue pene nella divina misericordia di Cristo. È come ricominciare da capo, senza il peso dei nostri peccati!)

La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione può essere fatta anche qualche giorno prima. L’importante è non avere alcun peccato inconfessato, è

chiaro infatti che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere degna e adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che “riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia” poiché “in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto” (Q. II, p. 267).

Questa incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

  • tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;
  • Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni – sia alle singole persone sia ad intere comunità;
  • tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia.

Per quanto riguarda invece il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

      • che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;
      • che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

“Sì, – ha detto Gesù – la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l’azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all’immagine che è stata dipinta” (Quaderno II, p. 278).

In modo particolare la Festa sarà un’ottima occasione di riaccostarsi ai Sacramenti per tutti coloroche per motivi personali non si confessano e comunicano da diversi mesi o anni. Non dubitiamo dell’immensa bontà del Signore che ci attende a braccia aperte e approfittiamo della Festa per lavare ogni nostra colpa nel Preziosissimo Sangue!

Indulgenza plenaria della Divina Misericordia

Per far sì che i fedeli vivano con intensa pietà questa celebrazione, Giovanni Paolo II, il 13 giugno 2002 ha stabilito che la predetta Domenica sia arricchita dell’Indulgenza Plenaria affinché i fedeli possano ricevere più largamente il dono della consolazione dello Spirito Santo e così alimentare una crescente carità verso Dio e verso il prossimo e, ottenuto essi stessi il perdono di Dio, siano a loro volta indotti a perdonare prontamente i fratelli.

Per lucrare l’indulgenza plenaria il fedele adempirà le seguenti condizioni:

1. Essere battezzato e non scomunicato;

2. Avere l’intenzione di ottenere l’indulgenza;

3. Conversione del cuore ed esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche veniale;

4. Confessione individuale;

5. Partecipare alla Santa Messa e Comunione eucaristica;

6. La Domenica della Divina Misericordia (la seconda di Pasqua 19 aprile 2009) visita una qualunque chiesa o oratorio e, durante la visita,

• rinnova la professione di fede, mediante la recita del Credo (per riaffermare la propria identità cristiana);

• recita il Padre nostro (per riaffermare la propria identità di figlio di Dio, ricevuta nel battesimo);

• prega secondo l’intenzione del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altra preghiera);

• partecipa ad una pratica di pietà svolta in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, oltre al Padre nostro e al Credo una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (per es. “Gesù Misericordioso, confido in te”).

Alcuni chiarimenti

Queste le condizioni imprescindibili per ottenere l’indulgenza plenaria. Visto l’incredibile valore dei benefici che si ottengono con queste pratiche e la sempre presente tentazione a facilitarci la strada si ribadisce l’invito alla serietà e all’impegno ad adempierle per intero nel giorno indicato.

In questo modo, la pratica per ottenere l’indulgenza può divenire effettivamente l’occasione per cambiare vita o per ripartire nel lungo e difficile cammino verso la santità, non rimanendo un fenomeno isolato, ma portando frutti di costanza e fedeltà nella vita quotidiana del fedele.

Tuttavia, non essendo una formula o un rito magico ed essendo infinita la misericordia di Dio,

che guarda per prima cosa il cuore degli uomini, la stessa Madre Chiesa viene in aiuto dei fedeli non lasciandoli soli per cui:

• la confessione sacramentale,

• la comunione eucaristica

• le preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice

possono essere adempiute entro otto giorni precedenti o (se non si è in peccato mortale) successivi al “giorno dell’indulgenza”; tuttavia è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del papa siano fatte lo stesso giorno in cui si visita il luogo sacro prescelto.

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