Pubblicato da: don Alberto ABREU | aprile 21, 2009

Giuseppina Berettoni. Apostola dalla fede tenace e dalla carità operosa.

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Proprio così, una santa da conoscere Giuseppina Berrettoni, una apostola della fede, tenace, con una carità immensa, anche se non ancora beatificata è serva di Dio e in processo di beatificazione. Desidero trasmettere la sua conoscenza attraverso scritti e argomenti che ci fanno una idea della sua persona, della sua santità di vita nella quale ha operato come vera missionaria dell’apostolato nella carità fervente. Con una fede incrollabile il buon Dio le ha elargito anche diversi carismi.

Grazie e tramite Giuseppina Berettoni, che mi predisse ciò che poi si è compiuto, io, D. Alberto Abreu, sono divenuto Sacerdote della Diocesi di Roma il 14 Maggio del 1995. Per capire meglio il motivo della mia conoscenza di Giuseppina desidero allora raccontare questa storia. Ricorreva l’anno 1990 nel mese di settembre, un giorno recandomi al lavoro, mi trovai nei pressi di via Isacco Newton a Roma zona Portuense.

Mi stavo dirigendo, in autobus, verso s. Giovanni, in via Elvia Recina, Appio Latino, dove lavoravo come aiutante tecnico per la riparazione di televisori e installazione antenne, quando sentii nel profondo del mio cuore una strana sensazione molto forte. Senza comprendere cosa stesse capitando, mi venne alla mente la basilica di San Pietro. Mi chiesi allora cosa significasse e anziché recarmi a lavoro mi lasciai portare in s. Pietro.

Arrivato a S. Pietro andai alla cappella del Santissimo Sacramento e li mi inginocchiai. Pregai il Signore anzi, parlai con il Signore con un tono molto forte per le mie troppe sofferenze passate fino a quel momento. Pochi giorni prima avevo ricevuto una proposta da un amico che mi invitava a tornare in Venezuela e con lui aprire un supermercato, sarei dovuto divenire il suo garante, proposta che in qul momento accettai. “Ecco”, mi dissi, “lascerò l’Italia non ti vedrò più S. Pietro, è l’ultima volta che ti vedo, il tempo di soggiornare in Italia è finito” ritornavo in Venezuela, piansi molto e avevo tanta rabbia nel cuore per le tante disavventure che avevo passato. Feci un giro per tutta la basilica a porle l’ultimo saluto. Arrivato al lavoro il mio amico Ferdinando, che mi aveva trovato da lavorare con lui, mi aspettava. Era già stato dalla signora a cui dovevamo riparare il televisore, le aveva parlato di me, le disse che ero stato seminarista religioso, ma che per motivi di incomprensione ero uscito dell’ordine e adesso stavo lavorando con lui. Lei, la signora Maria Antico, sentì nel profondo del suo cuore di volermi conoscere e chiese a Ferdinando di portarmi da lei, così quando arrivai, nonostante l’ansia per il mio ritardo, mi raccontò che una signora mi voleva conoscere, e così il giorno dopo tornammo, io per parlare con questa signora e lui a riparare la TV. Quando la Signora mi vide, mi saluto con molta affabilità. Mi porto al suo studio e comincio a chiedermi tante cose, mi disse in particolare di parlarmi della mia vocazione. Io le dissi che ero stato religioso per tanti anni dai padri Rosminiani, ma che in quel momento non sentivo più la vocazione e stavo cercando di realizzarmi nel lavoro ritornando in Venezuela. Lei mi prese in contropiede e mi disse con molta schiettezza che Giuseppina Berrettoni le stava dicendo, nel suo cuore, che io dovevo diventare un grande sacerdote. A queste parole pensai che fosse una vecchia pazza è che quello che mi stava dicendo fosse lontano da me, le dissi “ma no signora, io ho perso la mia vocazione e non ci penso minimamente, mi dispiace deluderla ma non è questa la vita che devo realizzare”, noncurante lei mi disse che aveva già pensato a me. Quel giorno era di venerdì, mi invitò per il lunedì seguente ad un pranzo dove c’era un ragazzo che stava in una congregazione e doveva parlarmi e mi diede un libro con la vita di Giuseppina Berettoni. Rimasi turbato dalle sue parole e cominciò nel mio cuore un grande stato di ansia. Uscendo da casa della signora Maria, mi inquietai con Ferdinando per la situazione in cui mi aveva fatto trovare, avevo una angoscia tremenda, che sfogai insultandolo perché mi aveva portato da una signora pazza. Del tutto scombussolato passai il fine settimana con questo pensiero che mi assillava, mi tornavano alla mente le sue parole ed il pensiero di farmi sacerdote, lontano dalla mia realtà e del mio volere.

Lunedì seguente mi recai all’appuntamento con mala voglia, ma poiché avevo dato la mia parola, non potei mancare. La Signora Maria mi fece conoscere un ragazzo il quale mi invitò ad un ritiro spirituale del suo ordine. Accettai con molta diffidenza, passarono tre mesi da quel giorno, ricordo che ero disperato per quello che stava succedendo, nel frattempo lessi la vita di Giuseppina Berettoni, ed ogni volta che leggevo sentivo che quelle parole erano dirette a me, finche un giorno misi alla prova Giuseppina dicendole: “ se mi fai le tre grazie che ti chiedo …, mi convinco che è proprio una chiamata del Signore a ritorno da Lui per consacrarmi”. Con grandissima sorpresa le tre grazie che chiesi si realizzarono una dietro l’altra, allora capì che veramente il Signore mi chiamava ad un suo disegno grazie alla intercessione di Giuseppina Berettoni. Dissi il mio Sì al Signore sulla tomba di Giuseppina al cimitero romano di S. Lorenzo.

Giuseppina Berettoni (1875 – 1927) è una grande apostola laica, nata a Roma figlia di un impiegato marchigiano. Esempio fulgido di operosità, tanto da essere definita da chi la conosceva bene “attivista sbarazzina di Cristo”. Fu però soprattutto una grande mistica.

La sua missione oggi, a più di 82 anni dalla morte, consiste nel far comprendere la presenza di Dio onnipotente e misericordioso fra noi, operante di miracoli attraverso umili strumenti umani quali Giuseppina Berettoni.

Giuseppina fa palese Dio a chilo cerca, ma specialmente a chi non lo cerca. Attraverso la sua mediazione, coloro che sono lontani dalla fede riescono a credere: Dio c’è, e opera con onnipotenza. In una società in cui l’umanità sembra aver perduto il senso del soprannaturale e della maestà divina. Giuseppina Berettoni ha una missione del tutto particolare.

Giuseppina non è ancora canonizzata, ma è certamente una grande Santa, ed è molto venerata. Attraverso la sua intercessione molte sono le grazie che si ottengono.

Nata a Roma da genitori profondamente cristiani, Giuseppina Berettoni riceve a otto anni la prima comunione. Entra presto nell’Associazione delle Figlie di Maria, e a nove anni emette il voto di verginità e rinuncia al mondo – come scrive lei a dieci anni – “ perché vi domina una spirito apertamente contrario a quello di Gesù”. Promette pure di non negare nulla di quanto le verrà chiesto nel nome di Gesù e Maria.

Dopo alcune esperienze come novizia negli Istituti religiosi, realizza la sua vocazione all’apostolato laico nel mondo attraverso l’impegno dei consigli evangelici, quasi anticipando in se stessa l’esperienza e la missione specifica degli Istituti secolari.

Si offre vittima al Signore per i Sacerdoti e per le persone consacrate. Vive sempre povera, e con il voto di obbedienza, sotto la guida di esperti Direttori spirituali, segue e imita da vicino il Cristo obbediente fino alla morte.

Dalla sua offerta totale fiorisce il dono di una feconda maternità spirituale, che la rende “una impegnatissima missionaria laica…apostola dall’orazione altissima e dalla sconfinata fiducia in Dio” (P. Mondrone S.J.)

“Tutte le mie forze – come lei ci attesta – tutta la mia vita voglio spendere per far conoscere Gesù in mezzo al popolo cristiano”.

Ed è quanto ella attua con una gioiosa dedizione ad ogni opera di bene. Si prodiga con i piccoli negli asili e nelle case; suscita tra i giovani numerose vocazioni ai Seminaristi e ai Noviziati religiosi; collabora generosamente con l’insegnamento della religione nelle parrocchie e nelle scuole; completa il suo multiforme apostolato negli ospedali e nelle case, ove avvicina i lontani, aiuta i poveri più bisognosi ed abbandonati, assiste i malati e i moribondi. E soprattutto con loro che ella sente divampare tutta la sua carità, attinta dall’Eucaristia. Maturano così, per i singoli e per le famiglie, quali frutti meravigliosi, i consigli più indovinati ed efficaci, che persuadono anche i più induriti e gli aiuti di ogni genere che tutti da lei sperimentano.

Si può dire, riassumendo, che la sua vita è come “ una tela mirabile, intessuta di opere della più squisita carità cristiana” (da “L’Oss. Romano”, 21 gennaio 1927).

Giuseppina Berettoni conclude la sua esistenza a 52 anni, il 17 gennaio 1927, pochi minuti dopo aver ricevuto la S. Comunione nella basilica di S. Maria Maggiore: cioè all’ombra della Madonna, proprio là dove era stata battezzata e come aveva vissuto.

Dagli scritti di Giuseppina Berettoni.

VEDERE TUTTO IN DIO E’ SEMPLICITA’ D’INTELLETTO

VEDERE DIO IN TUTTO E’ SEMPLICITA’ DI CUORE

Il brano che viene riportato ci presenta la virtù della semplicità, oggi divenuta rara, quasi dimenticata dalla nostra società che, al contrario, preferisce la complessità e cerca affannosamente di riempire il vuoto esistenziale con falsi valori senza rendersi conto che la felicità è legata al sentimento della semplicità. I veri sapienti sono i semplici e i più vicini a Dio. E’ la virtù dei saggi e la saggezza dei santi. Giuseppina osserva la differenza tra il vedere tutto in Dio, che è semplicità d’intelletto e vedere Dio in tutto, che è semplicità di cuore.

L’uomo che vede tutto in Dio, avrà il cuore distaccato dal bene della terra, ed un adeguato giudizio di beni celesti. Perciò anelerà a questi, e disprezzerà quelli. Questo disprezzo (che con la santa orazione si conserverà) lo renderà indifferente in qualsiasi evenienza.

Riceva egli, o no, gli onori dovuti al suo grado, soffra, o no, privazione, stia egli sano o malato, colui che vede tutto in Dio che, tranne il peccato, non vi è male meritevole d’un tal nome; e solo quello procurerà di evitare, per sé e gli altri, a qualunque costo.

Ma questo non è che un primo passo nella semplicità. Per avanzare in essa è necessario: vedere Dio in tutto. Chi vede Dio in tutto resterà indifferente nei vari casi incresciosi della vita; non solo, ma ricaverà da questi argomento e motivo per più apprezzare i beni celesti. Anzi riterrà i mali tutti, che lo possono affliggere, quali veri e come messaggi della volontà di Dio. E li amerà, come una statua, se fosse capace di intendimento, amerebbe lo scalpello, causa, sua pure secondaria, della sua bellezza.

Ma l’anima, se vuole giungere alla semplicità perfetta, deve, non solo nei casi detti mali, vedere Dio, ma anche nei beni; perché, ad eccezione del peccato, gli uni e gli altri vengono da Dio.

Il semplice di cuore al sopraggiungergli una buona o cattiva notizia, al ricevere un buon o cattivo trattamento, non si querelerà con chicchessia, ma penserà: Dio me l’ha mandato; sia benedetto in eterno. La semplicità è l’ultima virtù che si acquista, perché è la più ardua di tutte, ed è la perfezione d’ogni virtù.

La semplicità è per la santità, quello che sono le sfumature per un’opera d’arte: il sigillo dell’artista. Semplice propriamente non è che Dio. Uomo semplice è dunque il più simile a Lui. O grande e magnifica virtù, deh! Ce la conceda Dio nel più alto grado.

I santi hanno vissuto e testimoniato “nel alto grado” la semplicità perché l’hanno amata. Basti pensare a Francesco d’Assisi che amò sempre ed in modo esemplare la santa semplicità caratterizzò tutta la sua vita. Frate Francesco, come leggiamo nei Fioretti, raccolse le numerose esortazioni di Gesù alla pratica evangelica della semplicità: “siate semplici come colombe…”; “osservate come crescono i gigli del campo…”;”guardate gli uccelli del cielo…”. Essa è una virtù da riscoprire. La stessa vita cristiana è qualcosa di semplice perché mira all’essenziale e, come sottolinea spesso Benedetto XVI, “Il segno di Dio è la semplicità”.

Per acquistare il dono della semplicità e praticarla, Giuseppina indica un mezzo sicuro ed efficace: La preghiera continua e fervente; in un certo senso ci richiama l’espressione di San Paolo “ Oportet sempre orare, nunquam defìcere” pregate costantemente e mai cessare: oggi, domani e sempre.

Anche lo stile di vita della serva di Dio è stato improntato alla semplicità: distacco, serenità, modestia, oblìo di sé sono stati i tratti caratteristici del suo comportamento abituale.

Preghiera

SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,

fonte inesauribile di Santità,noi

Ti ringraziamo per i doni grandi che

hai elargito alla Tua Serva fedele

Giuseppina Berettoni. Ti ringraziamo

perché le hai concesso anche per i

meriti della Vergine SS.ma di far

fruttificare questi doni, sia nella

preghiera ardente, come nell’attività

apostolica incessante, per la Tua gloria

e per la salvezza delle anime.

se piace alla Tua infinita Maestà e

torna al bene di tutti noi, Ti preghiamo

di glorificarla, già su questa terra,

concedendoci per sua intercessione,

la grazia che andiamo implorando

con grande fiducia. Amen.

Tre Pater, Ave, Gloria

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Responses

  1. rimasi impressionato dalla data della sua morte:stesso giorno e mese della mia nascita con venti anni esatti di differenza per l’anno-ho trovato per caso una sua biografia su uno scaffale di una chiesa ed ho sentito il desiderio di leggerla anche perche sto chiedendo un aiuto spirituale
    quello di chiarire meglio la mia scelta vocazionale
    laica carmelitana.

  2. CARISIMI,
    CASUALMENTE HO AVUTO LA GIOIA DI LEGGERE QUESTA INTERESSANTE PAGINA WEB. VOLEVO GENTILMENTE SAPERE SE ESISTONO DELLE PREGHGIERE DI GIUEPPINA BERRETTONI.
    GRAZIE E CORDIALI SALUTI


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